Carico perduto: come desumerne il valore

Possibile fare riferimento alle fatture emesse dal mittente nei confronti del destinatario, stante la presunzione semplice che nei normali rapporti tra imprenditori commerciali venga praticato il prezzo di mercato

Carico perduto: come desumerne il valore

In caso di perdita di merci che non abbiano un prezzo determinato in base a tariffe fissate dalla pubblica autorità oppure alla stregua di listini di borsa o di mercato, si può desumere il valore della merce dalle fatture emesse dal mittente nei confronti del destinatario, stante la presunzione semplice che nei normali rapporti tra imprenditori commerciali venga praticato il prezzo di mercato.
Questo il principio richiamato dai giudici (ordinanza numero 9720 del 16 aprile 2026 della Cassazione) per chiudere il contenzioso relativo alla perdita di merce costituita da ben centosessantanove colli di capi di abbigliamento – per un valore superiore a 725mila euro – affidati ad un vettore privato.
Inutili le obiezioni sollevate dal vettore. Confermata anche in Cassazione la linea che ha portato a liquidare il danno causato dallo smarrimento dei colli in relazione al prezzo corrente della merce perduta durante il trasporto, senza dare ingresso ad ulteriori accertamenti probatori in punto di lucro cessante corrispondente alla perdita del guadagno che sarebbe derivato dalla vendita della merce medesima, se fosse regolarmente pervenuta a destinazione.
Decisivo il richiamo al principio secondo cui, in tema di liquidazione del danno da perdita delle merci, si deve fare riferimento esclusivamente ad un parametro speciale ed oggettivo fissato dal Codice Civile, che espressamente stabilisce che il danno derivante da perdita o da avaria si calcola secondo il prezzo corrente delle cose trasportate nel tempo e nel luogo della riconsegna.
Ragionando in questa ottica, legittimamente, a fronte della vicenda in esame, va ritenuta idonea prova del valore delle merci trafugate le risultanze delle fatture di vendita e delle note di credito, corroborate dalle bollette doganali e dai provvedimenti di annullamento delle bollette stesse, chiosano i giudici di Cassazione.

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